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La mia lettera al direttore: serve una corretta educazione sessuale nelle scuole!!!

Caro Direttore, i fatti di cronaca degli ultimi giorni hanno colpito,  preoccupato e interrogato tutta la comunità della nostra provincia.
Sono tante, troppe, le domande che sorgono, le incognite sulla nostra società e sulle ragioni che hanno potuto portare a fatti come quelli narrati.
Come può un uomo avere così tanta cattiveria e compiere deliberatamente un atto così vile e meschino? Quale pena potrà mai fargli pagare realmente ciò che ha commesso? Come possono delle persone vendere per cifre irrisorie il loro corpo ad un estraneo con tanta naturalezza?
Domande complesse a cui dare risposta è difficile, scadere nella banalità e nel moralismo è troppo semplice, di sicuro sappiamo che rappresentano ormai dei fenomeni sempre più diffusi (il caso delle baby squillo a Roma di pochi mesi fa ne è una prova).
Eppure a me sorge un'ulteriore domanda.
Come possono delle persone vendere non il proprio corpo, ma la propria salute, per una cifra, ancora una volta irrisoria?
Questo caso di cronaca dimostra che se così tanti ragazzi hanno corso questo rischio, ecco, forse qualche domanda dobbiamo porcela tutti perché probabilmente, di questi rischi, non ne erano così consapevoli. 



Ed è giusto che ognuno si prenda le proprie responsabilità e, fra queste, a mio avviso, rientrano anche quelle di una società che non sa più dare un’educazione sessuale ai propri figli. Un fallimento delle famiglie e del sistema scolastico.
D’altronde mi metto nei panni dei professori, quelli con cui è sempre stato più semplice parlare di questi temi rispetto ai genitori. Come può oggi un professore affrontare serenamente in classe un tema come questo con il rischio che qualcuno, assolutamente con naturalezza, alzi la mano 
e faccia una domanda sull’omosessualità? L'attuale clima di scontro ideologico sui temi della sessualità, del genere e delle libertà sessuali comporta  il rischio che,  qualsiasi cosa il docente risponda, si ritrovi un genitore o un’associazione  con il dito puntato, che lo portino alla ribalta dei media per aver detto una parola considerata di troppo.
In questo clima di non serenità, i professori (e mettetevi voi nei loro panni) preferiscono andare oltre, parlare di altro, educare i giovani su altri fronti. Chapeaux a chi ancora corre il rischio e se ne frega!
Ma nel frattempo, e il caso di cronaca lo rende evidente, i ragazzi non sono consapevoli dei rischi che corrono, non conoscono il senso dell’utilizzo dei contraccettivi come strumento anticoncezionale ma sopratutto di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. 
Probabilmente, non conoscono nemmeno quali sono le malattie sessualmente trasmissibili e i rischi ad essi connessi, non sanno che Brescia rientra nelle città con il più alto tasso di contagio AIDS in Italia ancora oggi.
Ma di questo, possiamo interrogarci all’infinito, possiamo incolpare una o l’altra parte, ma finché non torneremo a fare una libera e corretta educazione sessuale nelle scuole, che sappia spiegare ai ragazzi i rischi del rapporto associato alla bellezza dello stesso, avremo, come società, fallito.
Non so quanti dei ragazzi che sono cascati nella trappola di questo essere disumano (non trovo altri termini pubblicabili sul giornale per definirlo) si sarebbero salvati se avessero avuto una corretta conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e dei metodi contraccettivi, di sicuro, so che se ce ne fosse stato anche solo uno in meno che avesse accettato, anche solo uno in più che avesse detto, “no, io questa condizione non ci sto”, sarebbe stato un successo.
Torniamo a fare educazione sessuale nelle scuole, sgombriamo il campo da sterili polemiche su teoria gender, omosessualità e via dicendo e lasciamo che si compia fino in fondo il ruolo educativo che la scuola, con serenità, deve svolgere per dare gli strumenti ai giovani del futuro gli strumenti per non cadere in trappole come queste!

Fabrizio Benzoni

Consigliere Comunale 
Brescia per Passione











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