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E se l'intrattenimento fosse appendice per fare cultura universale?

Dopo ogni evento di grande successo nella nostra città, si leggono sempre commenti molto negativi sulla gestione culturale di questa amministrazione. 

Più le manifestazioni organizzate ottengono successo, più qualcuno (sempre gli stessi in realtà) ci si scaglia contro. E' successo spesso in passato, attraverso interventi sulle autorevoli pagine del Corriere Brescia, con lettere al direttore, con post nei vari blog.

In alcuni casi si accusa questa amministrazione di non avere una strategia culturale in testa, in altri, laddove viene riconosciuta, la si critica considerandola troppo legata agli eventi, alla musica, ai giovani, alle masse e poco, alla famosa parola "Cultura".



Mi ha fatto molto piacere oggi leggere un editoriale di Massimo Tedeschi sul Corriere Brescia. Non solo riconosce una strategia nel lavoro compiuto dall'amministrazione, ma dà ragione a Laura Castelletti quando dice che la #festadellopera, per esempio, può diventare un elemento identitario per la nostra città.

Ecco di seguito le sue parole:

"Ha ragione l’assessore Laura Castelletti: la Festa può diventare un fatto identitario, che segna l’immagine della città. Gli ingredienti sono evidenti: la popolarità della lirica, la ribalta offerta a giovani interpreti, la valorizzazione di spazi urbani non consueti (geniale la scelta del teatro romano, del ronco Capretti, della mensa Menni e della sala delle dame del Moretto al Circolo del Teatro) e da quest’anno l’esperimento pop di modernizzare libretti classici (maestro Montalbetti docet)"

Tedeschi prosegue con alcuni suggerimenti/provocazioni, per altro molto condivisibili, su come investire ulteriormente su tale festa per farle fare il salto internazionale che merita:

"Osare un cartellone di due giorni, lavorare sulla preparazione «lunga» dell’evento con cicli di film e di lezioni dedicati a grandi interpreti e grandi autori, far leva su un interprete-ospite di richiamo, solennizzare la chiusura con un grande coro verdiano o un «Inno alla gioia» in piazza Paolo VI"

Non tutti però cambiano idea, non tutti sono concordi su tale visione.

Il Blog di Piattaforma Civica, movimento politico che ha in Francesco Onofri il suo riferimento, pubblica oggi un provocatorio post dal titolo "Cultura o Intrattenimento" scritto da Roberto Broccadoro.

Ecco alcune frasi tratte dal suo post:

"Se uno di noi organizza una festa a casa propria con una ventina di amici, si tratta di un evento culturale o di un semplice convivio? Se poi la festa fosse a tema e si richiedesse che gli ospiti fossero vestiti di bianco o si organizzasse l’avvicendarsi di due o tre gruppi musicali, cambierebbe qualcosa? Secondo me no"



"l’Assessore alla Cultura Laura Castelletti esulta ogni volta che, sotto la sua originalissima egida, si organizzano happening di vario titolo considerati eventi culturali"

"Cominciamo dalla ormai celeberrima Festa della Musica di fine giugno organizzata dal Comune che impegna la macchina amministrativa per lunghi periodi
“La Festa della Musica – si legge sul sito ufficiale dell’evento  – non è un festival [beh non siamo a Saremo! nda]. È una grande manifestazione popolare gratuita che si tiene il 21 giugno di ogni anno per celebrare il solstizio d’estate [magico, chissà nei prossimi anni faranno arrivare i monoliti di Stonehenge! nda]; è una festa aperta a tutti i partecipanti amatori o professionisti, che desiderano esibirsi di fronte ad un vasto pubblico, sempre curioso e disponibile”.
Per dare un’aura culturale il Comune di Brescia appare accompagnato nell'iniziativa dalla Fondazione Brescia Musei"




"Sempre accompagnata dalla Fondazione Brescia Musei è La cena in bianco, evento che per la prima volta in Italia si è tenuto a Torino anni fa (quest’anno a Torino vi hanno partecipato circa 15000 persone), e importato a Brescia nel 2013.
Al contrario l’evento Musical Zoo, arrivato quest’anno alla VII edizione, è soltanto patrocinato dal Comune di Brescia, senza l’avvallo della Fondazione. Probabilmente non si tratta né di cultura, né di intrattenimento"




In questo post, si criticano insomma un pò tutti gli eventi di grande successo che questa amministrazione ha appoggiato e messo in palinsesto in questi anni.

Il post si conclude con due domande provocatorie:

"Si è registrata una significativa percentuale di partecipanti giunti da fuori Brescia? Quanti soldi (indotto) hanno speso in termini di acquisti nei negozi, consumazioni a ristoranti o pernottamenti negli hotel di Brescia? Ahinoi abbiamo fondati motivi per credere che le risposte siano tutte negative"

e infine la provocazione sulle deleghe alla vicesindaco:

"è cultura o intrattenimento? La risposta è importante se non altro per capire se oltre alle deleghe a cultura, creatività, innovazione musei, biblioteche, turismo, gemellaggi, smartcity, informatica, Expo2015, URP dovremo aggiungere l'intrattenimento"

Credo questa domanda non possa non ricevere una risposta, si tratta di Cultura o Intrattenimento? O meglio, la vera domanda su cui ragionare con molti degli elitari critici è: cosa si intende per Cultura e soprattutto, può essere l'intrattenimento un mezzo per fare cultura?

Partiamo da un presupposto. La politica culturale della nostra città negli ultimi quindici anni è stata basata su una programmazione artistica, musicale e teatrale di grande livello. Nulla di tutto ciò è stato toccato, nessun disinvestimento è stato effettuato sui punti forti della programmazione culturale e anzi, i risultati in crescita mostrano il contrario.

  • Il Teatro Grande, sotto la direzione del Sovrintendente Umberto Angelini, ha anche quest'anno una programmazione moderna e di altissima qualità (riconosciuta da tutti per altro), con investimenti in crescita da parte dei privati e vendita di biglietti e abbonamenti in continua crescita

  • Il CTB, che per altro ha ricevuto insieme ad altri 17 teatri nazionali il riconoscimento a Teatri di Rilevante Interesse Culturale (unico in Lombardia insieme a il Teatro dell’Elfo di Milano, il Teatro Franco Parenti di Milano), ha una programmazione di altissimo livello anche per quest'anno e, anche in questo caso, numeri di abbonamenti e biglietti venduti in crescita.
  • Il Festival delle X giornate cresce di anno in anno i suoi numeri e la qualità della sua programmazione.
  • Il Festival Pianistico Benedetto Michelangeli quest'anno è stato ancora più importante degli altri anni, portando a Brescia anche il maestro Muti per un Concerto straordinario per la beatificazione di Papa Paolo VI 
  • L'Eden, da sempre considerato di nicchia, e anche quest'anno in crescita del 9%, con un offerta di grande qualità.


E chissà quante altre cose ho dimenticato.

 Tutte iniziative che non solo mantengono altissimo il livello dell'offerta culturale della città, in continuità con quanto fatto negli anni precedenti, grazie anche alla gestione manageriale di persone di competenza riconosciuta all'unanimità (e non di "trombati" della politica o di acculturati della città che vorrebbero essere al loro posto), ma che continuano anche ad incrementare i numeri di spettatori e abbonati.

E allora perchè le critiche, che fino a qualche anno fa erano silenti (anche in momenti di imbarazzo storico per la città), oggi si scatenano sulla gestione culturale?

Semplice, e il post sul blog di Onofri lo dimostra: perchè accanto a tutto ciò si è scelto di valorizzare tutta una serie di eventi che amplia l'offerta culturale e di intrattenimento per portare una cultura universale e non solo elitaria



Partiamo proprio dalla Festa dell'Opera. Il suo successo non va valutato solo sui numeri di persone che hanno affollato la città, quanto da cosa ha lasciato in quelle persone. Perchè l'opera, la lirica, non si può non dire che siano elitarie, riservate a pochi, difficili da comprendere per i più. E invece la #festadellopera è stata universale
Spesso pare che chi critica non abbia vissuto a pieno gli eventi di cui parla. Se lo avesse fatto, avrebbe visto i ragazzi fare after dopo la discoteca per godersi l'alba al Teatro Romano, famiglie intere godersi flash mob e appuntamenti in giro per la città, bambini dilettarsi a fare i maestri d'orchestra, padri di famiglia cantare a squarcigola per accompagnare il coro al Vigneto del Castello, il sorriso degli operai della Palazzoli o alla Mensa Menni, i cortili di alcuni dei più bei palazzi della città aperti al pubblico per concerti straordinari. Avrebbe visto in Largo Formentone rivisitare l'opera in chiave elettro Pop, avrebbe visto la gente piangere dal ridere ascoltando lo spettacolo serale in Piazza del Foro, avrebbe ascoltato il silenzio emozionante di una Piazza stracolma per il gran finale fra le colonne del Foro. Avrebbe sentito Fabio Larovere spiegare a tutti, con un linguaggio semplice, La Traviata.

Uno spettacolo universale e soprattutto (cosa sottovaluta sempre!), gratuito, per una musica normalmente considerata di nicchia, riservata a pochi! Sarà mica questo che infastidisce cosi tanto?  Un'iniziativa, ed è giusto ricordarlo, iniziata per la prima volta, dalla scorsa amministrazione. 

Photo di Umberto Favretto

Si dice che eventi come questo non lascino indotto (economico si precisa!) alla città!

Se ne parla con grande miopia per tante ragioni, perchè ecco, a mio avviso, ha lasciato:

  • La città stracolma bella da vivere! I bresciani per l'ennesima volta mostrano come quando la città è animata la affollano volentieri e fino a tarda notte preferendola a centri commerciali e alla città vicine. Se questo non è un risultato... le critiche per altro spesso arrivano dagli stessi che si lamentano per il  Centro Storico in declino.
  • L'aspetto Economico! Si dice una giornata come questa non lasci nulla economicamente a Brescia. Certo, il momento economico e quello che è, non si vedevano centinaia di borsine in città, ma comunque un numero maggiore rispetto al solito. Eppure sarebbe bastato che chi critica, cercasse di prenotare un ristorante per la serata o un tavolino all'aperto in cui fare l'aperitivo, per comprendere come eventi come questo lasciano alla città un indotto economico non indifferente. E forse bisognerebbe provare a chiedere ai commercianti, ai ristoratori, se non sono contenti dell'organizzazione della Festa dell'opera come degli altri eventi invece che darsi risposte approssimative.
  • Il provincialismo degli eventi! Si parla di tali eventi come riservati ai Bresciani, sembra quasi che da Borgosatollo non si sia mosso nessuno talmente era locale la portata delle iniziative. E qui, ancora una volta,  si vede che chi scrive non ha vissuto la festa. Perchè nei 19 chilometri percorsi sabato per vedere tutti gli eventi organizzati, sono tantissime le persone che ci hanno chiesto informazioni su dove fossero le Piazze, i cortili, gli eventi. Era evidente non fossero bresciani. A maggior ragione quando la richiesta non avveniva in Italiano ma, in grandissima parte, in francese. E basterebbe chiedere agli albergatori bresciani (o alla delegazione albanese in visita alla città che non ha trovato posto in centro causa tutto esaurito) se questa festa non ha lasciato nulla alla città (complice anche l'abbinamento con il Festival Franciacorta). 
  • La felicità! Ha lasciato una cosa banale per tante persone, una cosa non monetizzabile e non spendibile, che chi scrive con grande freddezza poco considera: il sorriso stampato in faccia a migliaia di persone in un momento storico non certo idilliaco, l'emozione per qualcosa che per molti è nuova, la conoscenza (è qui c'è la cultura) di una tipologia di musica distante dalle persone comuni. Ha ottenuto anche un grande risultato, mischiare le persone, farle tornare a parlare, ad interagire. Le vie della città erano affollate da bambini, giovani, adulti e anziani, da ricchi e da poveri, da fighetti e da radical chic, da laureati e da analfabeti, da viaggiatori e stanziali. Erano li, uno vicino all'altro, perchè il potere della musica è anche questo!
  • La città nel mondo! Aprite gli odiati social network, inserire l'#festadellopera e guardate quante foto ci sono, non solo della Festa ma di Brescia, guardate quante condivisioni hanno avuto i video postati, quante visualizzazioni. Una pubblicità virale e gratuita senza precedenti. Ma per capirlo, bisogno avere uno smart-phone.


Parliamo ora del resto degli eventi che tanto hanno provocato critiche a questa amministrazione da parte della ristretta cerchia della cultura elitaria.

  1. Festa della Musica, che ha portato a Brescia numeri mai visti. Una  Festa Europea riconosciuta universalmente soprattutto nella patria della valorizzazione culturale come la Francia. Eppure, è preso come esempio di utilizzo improprio della parola cultura. Anche in questo caso, inutile dire cosa, in termini di indotto, ha significato per la città! 
  2. La Cena in Bianco: viene citata come evento simbolo della differenza fra Intrattenimento e Cultura. Come se tutto fosse in gara con la Cultura del palinsesto della Scala di Milano. O come se qualcuno avesse voluto paragonarla. Non credo per altro nessuno abbia mai detto che quella è Cultura, ma cosa c'è di male nel fare intrattenimento e nell'inserire cultura e intrattenimento in un medesimo, universale palinsesto dell'offerta della città? Quanti benefici ha portato a Brescia un evento come questo? Quanto indotto (vada il sig. Broccadoro a chiederlo ai negozi che vendono fiori, stoviglie, palloncini, abbigliamento) ha provocato nei giorni precedenti, quante persone hanno partecipato e sono tornate felici, divertite, più ricche di emozioni, godendosi per altro un fantastico panorama come quello offerto dal nostro Castello quest'anno e dal Foro Romano l'anno precedente? 
  3. I Grandi Concerti: perchè non ricordare i Concerti in Piazza Loggia, ripristinati dopo anni di silenzio. Anche qui critiche per una programmazione varia e di alto livello, ma allo stesso tempo rivolta a tipologie di pubblico davvero differenti, da Billy Idol ad Anastacia, da J-Ax a Fedez. Evidentemente qualche "acculturato" non  riconosce in J-ax e Fedez simboli musicali del tempo moderno, ma cosi è, e chi programma deve offrire una offerta che vada in tutte le direzioni e lieti ogni tipologia di cittadino, non solo l'elite culturale impegnata nella sagra della critica ogni qualvolta non siano loro stessi ad organizzare eventi e happening.


Potremmo parlare poi dell'iniziativa "Suonami, Piazza che vai, pianoforte che trovi", del Talent Show Be Talent in Piazza Loggia, del Pic Nic in Santa Giulia, e via dicendo.. ma credo di aver spiegato il concetto.

C'è qualcuno che ha una visione fortemente chiusa ed elitaria della Cultura, altri, e mi riferisco a questa amministrazione, che desidera una cultura universale, che non dimentichi mai gli eventi di grande livello (e i risultati di Grande, CTB, Eden etc. lo dimostrano), ma allo stesso tempo sappia fare Cultura, anche attraverso l'intrattenimento, rivolgendosi ad un pubblico universale, di tutti i ceti sociali, di qualsiasi livello d'istruzione. A qualcuno questo infastidisce, a me, semplicemente, piace!





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