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Nuovi Direttori dei Musei italiani: lungimiranza o provincialismo?

Da giorni imperversa la polemica sulle nuove nomine dei direttori di alcuni fra i più importanti Musei Pubblici del nostro paese.



Motivazione principale? su 20 nuovi nominati, 7 sono stranieri.

Il ministro Franceschini ha dichiarato "con 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di
decenni"



Eppure, le polemiche non hanno riguardato l'aspetto meritocratico, anzi, in molti casi l'hanno riconosciuto; si sono piuttosto concentrate in una penosa retorica nazionalistica cavalcando l'onda dell'odio verso lo "straniero" che in altri ambiti imperversa nel paese e sembrerebbe portare ottimi risultati elettorali.

Per alcuni giorni ho pensato fosse meglio non scrivere nulla sul tema, non sono in grado di giudicare le scelte effettuate, non ho ne la capacità ne la competenza per farlo. Ma poi ho pensato che in realtà nessuno di coloro che ha fatto dichiarazioni contro queste scelte ha le competenze (infatti non hanno citato il tema) e quindi un pensiero avrei potuto esprimerlo anche io.

Per la verità qualche rara espressioni critica sul merito è arrivata, per esempio da Tommaso Montanari sulle pagine di Repubblica o da Vittorio Sgarbi soprattutto sul curriculum del nuovo direttore degli Uffizi rispetto al precedente.




Ma dalla politica nulla. Ho letto e ascoltato decine di dichiarazioni e davvero fatico a comprenderne il senso: alcuni esempi


  • Gian Marco Centinaio (Lega Nord)



"Ci pare parecchio strano per altro che il ministro non sia stato in grado di premiare gli italiani appaltando la gestione dei Musei più importanti d'Italia a degli stranieri. Non mettiamo in dubbio le competenze di questi altissimi e stimati professionisti, ma quello del governo è uno spregio agli esperti d'arte italiani di caratura internazionale che possono benissimo ricoprire incarichi oggi assegnati irragionevolmente ad altri"
  • Senatrici del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura


"Oggi assistiamo al triste spettacolo di un ministro della Cultura che affida l'incarico di direttore di alcuni dei più importanti musei d'Italia a professionisti non italiani" 
"Possibile che il ritardo dell'Italia di cui parla Franceschini possa essere colmato solo facendosi colonizzare e affidando le nostre immense risorse artistiche nelle mani di professionisti esteri?"
"L'Italia che vorremmo contribuire a costruire è quella che, pur collocata in Europa e aperta alle sinergie culturali, sia anche capace di far fruttare le proprie risorse unendo alla sensibilità umana anche le doti manageriali di giovani professionisti"

  • Maurizio Gasparri - PDL


"Siamo al paradosso. I musei del mondo sono pieni di opere italiane che li rendono importanti e in Italia con provincialismo riempiamo i musei del nostro paese di direttori importati dall'estero. Un cattivo messaggio. Una scelta che sa di disprezzo verso le nostre qualità e calpesta meriti e identità"

Da un lato M5S e Lega riconoscono i meriti ma contestano la nazionalità, dall'altro Gasparri parla di calpestare i meriti e scelte provinciali.

Mi piacerebbe capire cosa ne pensano in merito ad alcuni punti:


  • gli italiani all'estero
Nessuno di loro cita, forse sa, che molti musei del mondo siano diretti da bravissimi italiani. La lista è lunghissima, la si trova su molti giornali online. Forse vale la pena ricordare Massimo Gioni al New Museum di New York, Gabriele Finaldi al National Gallery di Londra, Andrea Lissoni direttore di dipartimento alla Tate Modern, sempre a Londra, Mario Codognato al Museo Belvedere di Vienna e via dicendo.




Ma soprattutto, perchè soffermarsi sui 7 stranieri senza citare come 4 dei 13 direttori italiani tornano in Italia dopo un'esperienza all'estero.

Perchè non dire che dei 20 nuovi direttori 10 sono uomini e 10 sono donne? Perchè non dire che i sette "colonizzatori" provengono dalla lontanissima Germania (3), dall'Austria (2), dalla Gran Bretagna (1) e dalla Francia (1).
E soprattutto perchè non dire che i quattro rientri, quattro donne, tornano dopo esperienze dagli Stati Uniti (3) e dalla Francia (1) paesi che come dimostro poco sotto hanno una capacità di attrazione turistica ben superiore a quella dell'Italia?

Perchè a New York e a Londra non si indignano per la scelta di direttori italiani? Penseranno anche loro di essere "colonizzati" come dichiara il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo? E come possono i politici italiani pretendere che all'estero scelgano nostri connazionali per meriti mentre ci si indigna per la scelta di stranieri in Italia?
  • L'indotto provocato da scelte di merito
Lo si sente ripetere ogni giorno decine di volte. "L'Italia è il paese al mondo con il patrimonio artistico più grande del mondo", "L'Italia detiene il 50% del patrimonio artistico mondiale" e via dicendo.

Al di la dell'inesattezza delle affermazioni riportate qui sopra, nessuno può negare come il nostro paese goda di potenzialità turistiche, non solo culturali, immense. Non ha nulla da invidiare ad ogni altro paese del mondo in termini di patrimonio storico, artistico, culturale, naturalistico e via dicendo.

Eppure i dati ci dicono come l'Italia sia il quinto paese al mondo per numeri di visitatori, decisamente staccato da chi la precede, come si vede nel grafico sottostante. 




I disastri della mala gestione del patrimonio italiano sono noti, non credo serva linkare Pompei ed altro per darne idea.


E allora mi domando, la scelta di direttori competenti, lungimiranti, coraggiosi, italiani o stranieri che siano, in grado non solo di allestire grandi mostre, ma di rendere i musei accoglienti per il turista (orari, accessibilità, connettività, servizi), non solo di conservare il patrimonio ma di valorizzarlo, non solo di rivolgersi al solito pubblico a cui il museo è abituato ma di guardare ai giovani, ai meno acculturati, non solo di pensare all'Italia come bacino di utenti ma al Mondo, non solo di saper vendere cartoline al book shop ma di saper comunicare digitalmente attraendo attenzione, non solo di saper portare a casa grandi risultati in termini di visitatori ma anche una gestione economica al livello dei competitor mondiali.

Non è facile, le resistenze sono sempre tante...



Eppure mi domando, se le scelte effettuate permettessero questo, cosa vorrebbe dire in termini di indotto economico incrementare anche solo del 10% il numero di visitatori del nostro paese nei prossimi 5 anni? Cosa vorrebbe dire in termini nuove assunzioni, italiane, dover accogliere 4,6 milioni di persone in più ogni anno?

Lo ripeto, non ho le competenze e le capacità per dire se i direttori scelti siano in grado di raggiungere gli obiettivi di cui ho parlato, non sono in grado di dire nemmeno se il nostro paese è pronto per raggiungerli, ma se davvero fossero le migliori scelte sulla piazza per tali incarichi, a noi, cosa ce ne importa della loro carta d'identità? 

Chi governa deve farlo con scelte impopolari ma lungimiranti. Come possono candidarsi alla guida del paese persone che dichiarano di voler un peese "collocato in Europa e aperto alle sinergie culturali" ma dove i direttori dei musei devono essere italiani non per merito, ma per carta d'identità?

Come si fa a dire dopo anni, forse decenni, di nomine politiche, di colore, di amicizia e opportunità, che la scelta di direttori stranieri è una "scelta provinciale". Non è forse un gran provinciale, per non dire fallimentare,  la visione del futuro di Gasparri?










Reazioni: 
vittorio sgarbi 9189641072683186867

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