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Una riflessione sugli #icebucket: La differenza fra l'America e Noi.

Voglio riportare di seguito una riflessione a firma di Luca Dini, direttore di Vanity Fair, che condivido molto (a parte lo sproloquio finale), in merito al senso dell'#icebucket, alle critiche, ma soprattutto alla differenza fra quanto sta avvenendo in Italia rispetto all'America.

Eccolo di seguito:

«Sono secchiate di ipocrisia e quattro spiccioli. Di quelli che hanno partecipato, salvo solo Jerry Calà, che ha messo online un bonifico da 1000 euro. Ma capisco che faccia più comodo partecipare alla moda e farsi ritrarre con i capelli bagnati e, magari, il portafogli intonso».

«Il fatto che in Italia le somme raccolte non raggiungano i 100 mila euro dà la misura di quanta miseria ci sia dietro questa operazione mediatica ma con pochissima sostanza».

"Ora, avrò un deficit d’autostima, ma mostrarmi in pubblico con i (pochi, ormai) capelli bagnati non è esattamente la mia idea di una buona giornata. Potete crederci oppure no: problema (serio) vostro. Quello che non vi permetto di mettere in dubbio è che io la donazione all’Aisla l’ho fatta. E presto, a nome della redazione che ho nominato, ne farò un’altra.


Capisco la prima frase in alto, pronunciata da un gruppo che certo non rappresenta «la comunità italiana dei malati di Sla», ma almeno è fatto di malati di Sla (detto questo, vorrei capire come sanno quanto hanno versato quelli che magari, semplicemente, non hanno voluto dare pubblicità alle loro donazioni). Capisco molto meno la seconda dichiarazione, rilasciata da un’associazione di tutela dei consumatori e contribuenti che forse dovrebbe documentarsi meglio, e comunque costruire, più che demolire.

Ancora meno capisco i colleghi giornalisti che a queste frasi danno esagerata e strumentale eco. A giorni dal momento in cui sono state pronunciate, e con una situazione ormai completamente cambiata. Ancora stasera un Tg nazionale sottolineava l’inutilità dell’Ice Bucket Challenge che ha fruttato «meno di 100 mila euro». Peccato che siamo già a oltre 300 mila. Peccato che sia stato raccolto, solo in questo weekend, quello che normalmente viene raccolto dall’Aisla, la Onlus che assiste i malati italiani di Sla, nel mese della Giornata della Sla, l’appuntamento più importante dell’anno.

Senza contare – dati Aisla – che gli accessi al sito e alla pagina Facebook (dall’Associazione considerati fondamentali per misurare la consapevolezza della malattia) sono aumentati nell’ordine delle decine di migliaia per cento. Dati incredibili, e in crescita.
Ma perché attingere a notizie aggiornate, quando c’è la notizia vecchia che fa comodo?

Sì: fa comodo. Perché questo, purtroppo, è il Paese dove alcuni giornalisti (brutto chiamarli giornalisti: chiamiamoli per quel che sono, incapaci e/o mercenari) misurano le notizie solo sul messaggio che si «vende» meglio, o che conviene far passare ai loro committenti. E siccome Renzi è stato abbastanza furbo da far propria questa iniziativa, mi raccomando, distruggiamola.


E diamo spazio alle polemiche contro Luciana Littizzetto, rea di aver mostrato a favor di telecamera una donazione da 100 euro. «Spilorcia! Tirchia!». Ignorando che 100 dollari (l’equivalente di 70 euro) è quello che il Presidente Obama ha versato. Ignorando tutto quello che Luciana ha fatto e fa, e chi la conosce lo sa benissimo, e per rispetto non voglio citare qui la sua storia personale. Del resto, insomma, dare alla Sla una donazione proporzionata e non esagerata non risponde anche alle critiche di tutti quelli che dicono: perché solo la Sla, quando ci sono tante persone che soffrono di tante altre malattie?


Mi spiace dire che il mio Paese mi fa orrore. Però sì, a volte mi fa orrore, e stavolta mi fa orrore.
Perché altrove c’è chi ha obiettato nel merito: ha senso dare così tanto per la Sla, e non distribuire su altre cause parte delle donazioni? E questa è un’obiezione ragionevole.
Ma da noi, il problema non è quello. No, il problema è quanto ha dato Luciana Littizzetto, e «che tirchia, solo 100 euro». Detto soprattutto da persone che non hanno mai fatto volontariato in vita loro, che non hanno mai fatto niente per nessuno in vita loro.

A voi predicatori improvvisati chiedo: se avete un reddito di 10 volte inferiore a quello di Luciana Littizzetto, avete versato i vostri 10 euro? Se avete un reddito di 100 volte inferiore a quello di Luciana Littizzetto, avete versato il vostro 1 euro? Perché non vi sfuggirà, forse, che se tutti voi donaste in proporzione con la stessa generosità di Luciana Littizzetto, nelle casse dell’Aisla entrerebbero parecchi milioni di euro.

Sarebbe bello se succedesse. Non succederà, purtroppo. Perché molti di voi si limiteranno a criticarla.

Dedicato a tutti quelli che mi hanno fatto notare, in questi giorni, quanta differenza c’è tra il nostro milione di euro (voglio essere audace: ci arriveremo, credo e spero, per la Giornata della Sla) e i cento milioni di dollari a cui arriveranno in America. C’è una differenza fondamentale, tra noi e l’America. Quella differenza siete voi, patetiche teste di cazzo"

Luca Dini, direttore Vanity Fair



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Ubicazione: Milano, Italia
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