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Israele e Palestina. Una guerra che a me sembra far comodo a tanti!

La guerra fra palestinesi e israeliani esiste da ben prima della mia nascita. Ricordo da sempre momenti di grande tensione alternati a momenti di tranquillità per quella che potrei definire una "guerra infinita".

Non voglio entrare nelle ragioni del confilitto, negli errori del passato, nel difendere un popolo rispetto ad un altro. In tanti in questi giorni si stanno schierando da una parte piuttosto che dall'altra. In una guerra non ci sono vincitori ne vinti, non ci sono ragioni e torti. La guerra di per sè è un torto, STOP.

Quello che mi stupisce è l'andamento dei fatti:

Era il 7 giugno e questa foto rimarrà nella storia.


 I due leader, israeliano e palestinese, insieme a Papa Francesco. Un incontro storico e fondamentale per il futuro di quell'area geografica perchè entrambi i leader hanno riconosciuto la valenza istituzionale dell'altro, si sono seduti ad un tavolo e hanno parlato di pace. In diplomazia questo vuol dire molto e il mondo intero aveva sperato. Una situazione di tranquillità mai vista in precedenza. 

Evidentemente, questo clima non era gradito a tutti. Se da un lato due popolazioni intere potevano solo tirare un respiro di sollievo dall'inasprirsi dei rapporti, evidentemente c'è qualcuno che continua a guadagnare da un conflitto infinito e inesorabilmente catastrofico. Da un lato Hamas, che con i suoi rapimenti ha riacceso una miccia che sembrava essere spenta e che con i suoi razzi e i suoi attacchi continua a stuzzicare le truppe armate israeliane, dall'altra quell'ala intransigente ebrea insieme a qualche forza militare che non fa altro che trarre vantaggio da un conflitto che in caso di fine, porterebbe via potere, denaro, fama. I missili di Hamas, fortunatamente bloccati dalla contraerea israeliana non sono nemmeno paragonabili alle bombe israeliane che (complice il fatto che Hamas si nasconda sotto obiettivi civili) provocano decine di morti giorno dopo giorno.

In tutto ciò chi ci perde sono sempre gli stessi, i civili palestinesi e quelli israeliani, tutti coloro che, guarda caso,  vorrebbero la fine immediata del conflitto!



Di immagine su come si vive a Gaza se ne trovano a decine in rete, vi chiedo di guardarle in autonomia e di scusarmi se non le posterò in questo articolo, troppo forti anche per uno come me.

Posto invece un articolo apparso su Huffingtonpost oggi che racconta come i "ricchi" israeliani vivono ogni giorno il terrore per quei missili. Non vuole essere un modo per schierarsi, tutt'altro, slo un modo per far capire che la guerra non va mai in una sola direzione. Ci perdono tutti, al di la della potenza militare ed economica che si ha alle spalle.

Le sirene, la paura e l'angoscia. Come si vive a Tel Aviv, da Huffington Post, di Manuela Dviri, scrittice italiana naturalizzata israeliana

"Ieri mattina sono partita molto presto per andare a Gerusalemme, così ho "perso" l'allarme delle otto che però si è fatto sentire nel pomeriggio. Qui a Tel Aviv, a dire il vero, è un conflitto di lusso. Funziona così: improvvisamente, mentre meno te l'aspetti, suonano le sirene. Subito ci si sposta nella stanza meno esposta della casa (io vivo in una casa costruita negli anni '40 e quindi non ho né "spazio sicuro" né rifugio), si attende la fine dell'allarme, chi è in macchina o in autobus si ferma e scende rapidamente, tutti cercano un posto al chiuso dove infilarsi. A Tel Aviv abbiamo un minuto e mezzo per cercare rifugio. A Shderot 15 secondi. Poi, a boom avvenuto, alziamo gli occhi verso il cielo. Dove e se è stato intercettato il razzo? Tendiamo l'orecchio per ascoltarne la caduta. E dopo alcuni minuti, a caduta avvenuta, sperando che i notiziari comunichino che non ci sono morti o feriti, continuiamo a fare quello che stavamo facendo prima.
Ieri ho notato per la prima volta che ci sono in giro molto meno turisti e meno anziani, le spiagge sono più tranquille, i bar un po' meno pieni, le strade un tantino meno intasate, l'atmosfera un po' meno spensierata del solito, i nervi un po' a fior di pelle, i bambini mai lasciati soli. Tutto qui, niente di particolarmente drammatico. Da tutte le finestre s'intuisce il suono della radio o della televisione accesa che sforna notiziari ogni cinque minuti.
Poi mentre me ne tornavo a casa, giusto quando meno me l' aspettavo, è arrivato l'annuncio che finalmente iniziava la tregua. Che sollievo. Che gioia. Sei ore dopo si ricominciava da capo. Hamas, offeso perché l'intermediario egiziano non l'aveva sufficientemente consultato, aveva cambiato idea. Uno dei problemi di questa guerra è che manca persino l'intermediario che possa portare a un accordo di cessate il fuoco.
Mentre stavo scrivendo queste righe è suonato l'allarme. Lunghissimo. Poi un altro. Subito dopo due fortissime esplosioni qui vicino e altre sei più leggere. Per un attimo ho avuto paura, seduta da sola nel mio divano accanto al mio "muro sicuro".




Volevano colpire, credo, un centro commerciale qui vicino. Non mi è successo niente. Sto bene. Il nuovo eroe nazionale è diventato Daniel Gold, il creativo inventore della "Cupola Di Ferro", ("l'iron dome"), macchinario geniale, primitivo e nello stesso tempo fantascientifico e fantastico, sorta di fucile gigante per il tiro al piattello che ferma il 90% dei razzi sparati verso le nostre città. Ormai lo intervistano in continuazione. È un bell'uomo, timido, simpatico. Abita poco lontano da qui. Lo incontro spesso al bar. È grazie a lui che questa continua ad essere una guerra di lusso (ma non per chi vive a Shderot, Askelon o Ashdod).
Eppure ogni giorno che passa divento più triste, più angosciata, più disperata: un ragazzo che è uscito da casa da Ashkelon perché voleva tagliarsi i capelli e non ne poteva più di stare al chiuso, è in fin di vita, colpito da schegge in pieno petto, un giovane uomo, padre di tre figli, è morto mentre portava dolci ai soldati, due bimbe beduine sono state ferite gravemente. Centinaia di morti e feriti a Gaza. Immagini strazianti di distruzione e sofferenza.
Sto male. Mi angosciano le tonnellate di esplosivo sparati l'uno contro l'altro nel futile tentativo di arrivare al knock-out, al goal, alla vittoria netta e decisa che non arriverà mai. Mi angoscia tutta questa sofferenza , e quella dei nostri figli e dei loro figli, i più esposti, i più fragili. Mi angoscia la mancanza di orizzonte. Mi angoscia soprattutto la follia umana. Dov'è il Daniel Gold della "pace" (tra virgolette perché pace è una parola fin troppo grande) in grado di dire o fare qualcosa di diverso dal solito, dato che nulla, finora, ha funzionato Dove sono la creatività, l'intelligenza, l'inventiva, il coraggio di affrontare i rischi e le difficoltà della pace e non solo quelli della guerra? Dove? Dove? Se esiste, in qualche parte del mondo, il Daniel Gold di cui abbiamo bisogno, che si faccia sentire"




Reazioni: 
Ubicazione: Israele
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