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Perchè le Start Up si trasferiscono a Londra? Lo ho chiesto ad una di loro!

Qualche settimana fa ho pubblicato un post di alcune mie riflessioni dopo aver letto un articolo su Il Fatto Quotidiano relativo alle difficoltà delle start-up in Italia rispetto alle agevolazioni che potrebbero trovare a Londra.




Quella riflessione mi ha fatto venire in mente che Mario, un giovane ragazzo bresciano neo laureato in Bocconi, solo qualche settimana fa è partito per Londra. Insieme ad alcuni amici universitari ha creato una start-up (Adverdose) quasi per gioco. Oggi la sta sviluppando dalla capitale Inglese. 




Ho pensato di chiedere lui le ragioni di questo spostamento, ma sopratutto in che modo gli enti governativi inglesi lo stanno aiutando a fare business.

L'idea, è quella di capire se davvero quell'articolo de "il fatto quotidiano" ha ragione, e se forse non sia necessario prendere azioni immediate per aiutare e incentivare le start-up (ma non solo) che decine di italiani stanno costituendo. Il punto non è, come vedremo, poterla fare ad un euro, leggendo le risposte di Mario capirete.


Mario, quale idea avete avuto tu e i tuoi compagni di avventura e come avete creato una start up in Italia (difficoltà, aiuti, ostacoli)?

Hai presente quante persone evitano o “skippano” video pubblicitari su Internet (pensa ai preroll che anticipano i video di YouTube)? Adverdose nasce per rendere la pubblicità online interattiva e divertente. Per farlo, sfruttiamo l’intrattenimento generato dai video non professionali (sono sicuro che anche tu passi un po’ di tempo a guardare video su YouTube, Vine, ecc.), lasciando che gli utenti liberino la loro creatività per i loro brand preferiti! Ecco come funziona: un’azienda lancia un concorso su Adverdose in cui chiede agli utenti di fare un’azione molto semplice in un video di massimo 15 secondi. Gli utenti, tramite la app di Adverdose (presto disponibile per iOS) creano video personalizzabili (filtri, soundtrack e varie figate) e votano i loro video preferiti, essendo gli unici giudici della competizione. L’azienda mette in palio premi firmati per il vincitore, i votatori e i caricatori, creando un’interazione unica tra brand e utente. Il progetto è partito nella primavera del 2012 con la costituzione della società. E’ poi proseguito a rilento per i numerosi impegni universitari che hanno coinvolto l’intero team. La costituzione di una società in Italia non è cosa semplice: la stesura dello statuto e l’iscrizione al Registro delle Imprese richiedono tempo e risorse finanziare importanti. Inoltre, la burocrazia relativa all’organizzazione dei concorsi a premi è tutto tranne che agevole, con una notevole documentazione cartacea, la richiesta di garanzie finanziarie a copertura dei premi e tempi estremamente lunghi.





Quali agevolazioni avete trovato a Londra, sia finanziarie che operative che vi hanno spinto a spostare il business nel Regno Unito.

Abbiamo fatto application a Londra fondamentalmente per evitare il ripetersi dei problemi burocratici di cui ti parlavo prima. In Inghilterra, le regolamentazioni sui concorsi a premi sono molto più light. Londra è poi l’epicentro dell’universo start-up europeo. Qui si trova il maggior numero di angel investor, fondi di venture capital e programmi d’accelerazione (sempre in ottica europea). Il programma governativo di cui facciamo parte, rivolto solo a start-up straniere, il Sirius Programme, ci offre un ufficio, un rimborso mensile, la presenza in un acceleratore (Accelerator Academy) e un’infinita rete di contatti che facilitano le operazioni da tutti i punti di vista: legale, contabile, finanziario... Il tutto senza richiedere azioni nella società.




Se non chiedono in cambio azioni della società, secondo te quale guadagno ha/avrà l'Inghilterra in questa operazione e quali svantaggi avrà l'Italia?


La cosa è abbastanza intuitiva: il governo inglese ha investito oggi sulle aziende britanniche di domani, selezionandole tra le migliori in tutto il mondo. Un’operazione simile è lungimirante da diversi punti di vista, a partire da un discorso fiscale, occupazionale e di reputazione. L’Italia ovviamente ci perde, con nostro grande dispiacere (non abbandoniamo comunque il mercato italiano dove abbiamo intenzione di lanciare nuovi contest in futuro). 






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Ubicazione: Londra, Regno Unito
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