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Nuovo Parco intitolato a Mario Venturini

Non ho mai conosciuto personalmente Mario Venturini. 



Ho sempre sentito parlare di lui, bene, molto bene, da tutti coloro che lo hanno conosciuto, al di là del colore politico di chi mi parlava. Da assessore è stata la vera dimostrazione di come si deve amministrare con una visione la propria città.

E' stato per me un dovere morale presenziare all'intitolazione di un nuovo parco in via Eritrea proprio a lui.



Di seguito il ricordo che Claudio Buizza, suo grande amico di sempre, ha pubblicato sul Corriere Brescia

"Brescia ha un nuovo parco che sarà intitolato a Mario Venturini, ingegnere umanista.
Ingegnere umanista può sembrare un ossimoro. Non nel caso di Mario Venturini, una definizione possibile e naturale per chi lo conobbe.
Leon Battista Alberti, che di città se n’intendeva, scrisse che chi si occupa di città deve possedere una cultura ampia, approfondita su molti versanti, matematica, fisica, filosofia, astronomia, storia, disegno.
La cultura della città di Mario nasceva da lì: una combinazione di teoria, di scienza e di esperienza.Dalla conoscenza minuta della città, dei suoi luoghi abitati e di quelli non più abitati.
Direi che questa è la cifra interpretativa di un amministratore pubblico dalle molteplici esperienze di vita, politiche e culturali,che fino alla fine si assunse il gravoso impegno di “governare l’urbanistica” di una città complicata, con molti problemi di crescita e decadenza insieme, in una fase di grandi trasformazioni con la crisi ancora lontana.
La sua cultura scientifica lo portava spesso a giudicare la città e le singole trasformazioni urbane in termini di prestazioni, la necessità di definire gerarchie ed invarianti. Terminiinusuali, ma in fondo la città è una macchina, può funzionare più o meno bene. E il fine ultimo di un piano urbanistico è fare funzionare bene la città. A che altro dovrebbe servire?




Fu un innovatore del linguaggio e della prassi, lasciando un vuoto non colmato.
Amava il mare, il sole, la sua terra istriana, il Mediterraneo, ma il suo riferimento culturale era la città europea, più giusta più ordinata, più capace di rispondere a bisogni ed assicurare equità. La città visitata ma soprattutto la città conosciuta attraverso la sua instancabile attività di lettore-studioso, capace di coinvolgerti nel racconto dell’ultima lettura.Cercò di portare un po’ di Europa e di cultura del riformismo moderno a Brescia, interpretandolo con duttilità, meritandosi stima e riconoscenza, estesa (oltre gli schieramenti) e duratura.
Sono convinto sia riuscito in questa faticosa impresa, talvolta causa di delusioni, caricandosi anche di responsabilità non sue.
Il parco, lo spazio pubblico a lui intitolato è un prodotto del suo operato, ma il suo lascito umano è l’eredità più grande che ci ricorda Mario ogni giorno. Nei corridoi di Via Marconi, in Loggia e in mille altri luoghi della nostra città"



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Ubicazione: Via Eritrea, 25126 Brescia BS, Italia
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