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I Giovani Talenti al Collegio Lucchini! Incontro molto interessante con Dino Amenduni

Nel tardo pomeriggio di oggi ho accettato l'invito di Carla Bisleri e sono andato al Collegio Universitario Luigi Lucchini per il secondo incontro del ciclo Giovani Talenti.




Mi mangio ancora le mani per essermi perso il primo incontro, quello con Matteo Caccia, causa Consiglio Comunale.

Non potevo perdermi invece Dino Amenduni, blogger ed esperto di comunicazione politica, semplificando, uno di coloro che stavano dietro alle famose slide di Matteo Renzi e al pesce rosso.




Dino ha 30 anni, professionalmente nasce da una laurea in Psicologia sul comportamento elettorale Under 25. Con un pizzico di "pelo sullo stomaco" si è presentato alla Proforma, una delle più importanti agenzie di comunicazione (non solo politica) del paese, presentando la sua tesi. Da li è partita un'avventura che lo ha portato a seguire le campagna elettorali di Emiliano a Bari, Vendola in Puglia, Bersani alle primarie, la Serracchiani in Friuli, Renzi e le europee del Pd ora oltre che a collaborare con le testate del Gruppo L'espresso come analista politico.

Non solo successi in realtà, con un pizzico di sofferenza ricorda la sconfitta di Boeri a Milano.




Al pari ricorda con orgoglio l'elezione di Nichi Vendola in una regione come la Puglia, tradizionalmente di centro sinistra. Vendola, omosessuale dichiarato, lontano da 15 anni dalla sua regione, di Rifondazione comunista ha distrutto ogni pregiudizio e vinto le primarie prima e le elezioni poi.

Come si può capire dalle campagne seguite, Dino e la sua agenzia hanno detto tanti no. Perchè una cosa traspare dal suo racconto, tra comunicatore (o spin-doctor) e candidato, deve esserci sintonia. Qualcuno pensa si debba essere professionali e comunicare in ogni caso per chiunque, lui pensa che c'è anche un coinvolgimento ed è inutile intraprendere avventure per parti politiche di cui non si condividono i presupposti.

Ai ragazzi del Collegio spiega come il suo lavoro non abbia orari, ricorda i messaggi alle 3 di notte della candidata sindaco di Lecce, o quelli alle 6e23 del mattino di Matteo Renzi. Lui, che si capisce, è un trentenne sognatore che per tanti versi paragono a me, non vorrebbe fare tutta la vita questo lavoro. Gli piace di più l'altra strada che nel frattempo ha intrapreso, pur avendola trascurata molto, quella di analista politico per la lettura dei dati e degli accadimenti politici.




Su una cosa ci tiene, il candidato non può essere l'organizzatore di una Campagna elettorale, deve stare per strada, incontrare la gente, studiare. All'agenzia spetta l'organizzazione, senza sostituirsi però al candidato stesso. In questo Vendola e Renzi hanno una cosa in comune, ascoltano tutti ma decidono sempre in piena autonomia.

Il suo lavoro, purtroppo, vuol dire anche apparire, prendere le critiche. Nelle campagne elettorali moderne non si intervista solo il candidato, ma anche i curatori della sua campagna. E soprattutto con Renzi le critiche sono piovute, per la decisione presa con forza dall'agenzia di puntare sul Brand Renzi piuttosto che su quello del PD. Lui non rinnega la scelta per il semplice motivo che il primo è molto più forte del secondo.

Il suggerimento dato ai ragazzi che volessero intraprendere questa strada?

Osare, avvicinare un candidato di qualche paese con una mappa ben chiara di cosa fanno ora, cosa non fanno, cosa fanno male, dicendo al contrario ciò che si è in grado di fare meglio. Nessun master potrebbe sostituirsi a quello imparato durante un'esperienza sul campo.

Poi tutta la parte sui Social, che in 4 anni hanno distrutto ogni certezza della comunicazione politica. Comunicazione che deve affrontare una nuova generazione, quella dei 20enni, che quasi per il 43,% ha votato alla prima elezione Movimento 5 Stelle.

Perchè il dato vero che traspare è uno. I cinquantenni credono nella politica perchè hanno vissuto momenti belli della politica stessa, i 30enni sono ancora impegnati, i 20enni sono disillusi perche non hanno alcun appiglio al passato a cui rimanere aggrappati.





Poi le domande del pubblico

1) Quanto costa il voto agli italiani?

Il voto agli italiani costa molto meno di quanto costa agli americani, il problema è che le persone non si fidano più della politica e quindi associano gli sprechi della politica anche alle campagne elettorali.

Poi c'è il problema del voto di scambio. La sfiducia nella politica fa si che sempre più persone siano disposte a vendere il proprio voto, perchè 10, 20, 50 euro oggi sono meglio che niente domani.

2) Quali competenze servono per fare il tuo mestiere?

L'evoluzione politica fa si che serva sempre di più la capacità di analisi politica, non servono competenze specifiche, serve la capacità di analisi.

Negli ultimi 5 anni il passaparola è cresciuto del 25% per esempio, un analista deve tenerne conto. il 43% degli elettori votano ascoltando amici e parenti prima che la televisione e i giornali, perchè la fiducia nei media è ai minimi storici.

Ecco perchè serve un ricercatore più che uno Spin.doctor, uno che analizzi le cose e le trasponga in strategie. Le idee, però, devono sempre arrivare al politico, il "ricercatore" trova la strategia per farle arrivare alle persone, non inventa idee.

3) Lo spin-docton quanto incide rispetto al candidato, può arrivare ad essere più importante dello stesso?

In una crisi politica il candidato è sempre di più importante, perchè deve essere sincero, rassicurante, competente ma soprattutto sè stesso.

Nella seconda elezione di Vendola molti giornalisti lo attaccavano perchè portava l'orecchino, dicendo che la Puglia meritava più rispetto da un presidente. Il consiglio della sua agenzia fu quello di non fare nemmeno un sondaggio per valutare gli effetti della cosa, ma quello di far restare il candidato sè stesso, com'era per gli anni precendenti. Questa visione premiò.

3) Ma i politici non dovrebbero lavorare di più e comunicare di meno? Spesso si passa al "metodo Boffo" rispetto ai contenuti.

Su questo il relatore non è d'accordo con la persona  che dal pubblico ha fatto la domanda. Il punto non è che se si comunica non si fa altro, il problema è quando dietro la comunicazione non c'è nulla. Un candidato deve fare e deve comunicare, deve attaccare gli avversari sui contenuti, non dimenticandosi mai di parlare di futuro, di dare prospettive alle persone. Su questo Renzi è maestro. 

Poi ho fatto la mia domanda.

Ho specificato che io sono uno di coloro che si tagga ovunque, e che posta almeno 50 cose al giorno sui social network, cosa che avevo appena fatto relativamente al Collegio Universitario. Lo faccio anche perchè cerco di mostrarmi per quello che sono, nel bene e nel male. Non mi taggo solo al convegno, lo faccio anche al tavolo in discoteca, il sabato mattina all'ospizio, in vacanza a bere birra con gli amici.

Ho chiesto al relatore se questa può essere presa da molti come una cosa negativa o al contrario, sintomo di normalità.

Lui mi ha risposto che molto sinceramente l'elettore, soprattuto giovane, si aspetta che un giovane politico utilizzi facebook come se non lo fosse, e dalla mia descrizione è evidente che lo uso come tutti i miei coetanei, lui incluso. Al contrario, alle persone danno fastidio quei profili in cui non traspare altro che la politica, dove non si postano momenti anche del privato, perchè i social network per quello sono nati. 

In più gli elettori ricordano, ricordano i profili che nascono appena prima delle elezioni e poi muoiono, ricordano coloro che fanno beneficenza tre mesi prima delle elezioni e poi nient'altro, ricordano chi si impegna nel quotidiano, chi lo fa l'ultimo giorno.







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