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L'aeroporto di Montichiari parte 1: dal dopo guerra al 1999 (di Francesco Rusconi)

Pochi giorni fa raccontavo di aver chiesto a Francesco, uno dei ragazzi di Brescia per Passione, di aiutarmi a comprendere ciò che nel tempo è successo a Montichiari. Troppe le dichiarazioni sui giornali, spesso troppo contrastanti, un unico dato di fatto. L'aeroporto non sta funzionando. Anche ieri ed oggi nuove dichiarazioni su Montichiari: Bergamo, Verona, Regione, Provincia, Venezia, ABEM... continuo ad essere confuso

Francesco ha scritto la prima puntata. Giustamente sostiene che, difficile comprendere una cosa senza comprenderne la sua storia passata e quindi, proprio dal passato vuol partire!

Come anticipavo, non abbiamo la presunzione di ricostruire un percorso esatto, ne tantomeno di fare un inchiesta, l'obiettivo è semplicemente quello di ricostruire i fatti per permettere di avere un'idea chiara della situazione. Siamo assolutamente aperti a repliche e/o ulteriori contributi.

Ecco il testo:


Caro Benzo, volentieri cercherò di ripercorrere la storia e gli ultimi avvenimenti dell'Aeroporto di Montichiari. Mi piacerebbe però iniziare raccontando come la nostra città ha vissuto la presenza di queste enormi infrastrutture a partire dal dopoguerra fino alle soglie del Nuovo Millennio.

Prima dell'apertura al traffico civile di Montichiari del 1999, a Brescia aleggiava tra la gente comune una certa confusione tra gli aeroporti di Ghedi e quello di Montichiari. Spesso si diceva l'uno per indicare l'altro…erano insomma gli aeroporti militari della brughiera bresciana considerati  spesso un tutt'uno.

Foto dell'aeroporto abbandonato - tratto da un vecchio Giornale di Brescia

Ed in effetti Ghedi e Montichiari sono due aeroporti distinti ma facenti parte anni fa di un unico sistema aeroportuale. Quanta gente della bassa bresciana si ricorda negli anni '70 di aver fatto le prime scuola-guida sulle  varie piste abbandonate di collegamento tra i due aeroporti.

Di fatto il complesso aeroportuale Ghedi- Montichiari in realtà lambisce quattro paesi: Ghedi, Borgosatollo, Castenedolo e Montichiari. 
Dopo l'8 settembre 1943, l'aviazione tedesca schierò una linea di caccia nell'Italia settentrionale in varie basi fra le quali vi furono anche Ghedi e Montichiari. Naquero cosi più di sessantacinque chilometri di cemento tra piste, raccordi, piazzole decentrate e bunker disseminati in un area vastissima della   nostra brughiera. Partiti i tedeschi, sono gli alleati ad interessarsi di Montichiari e negli anni 1948-1950, la NATO ristruttura completamente i nostri campi d'aviazione.

Sia a Ghedi che a Montichiari vengono costruite due piste di volo in cemento, parallele, della lunghezza di 2990 metri (standard Nato), assai notevole pure oggi, figuriamoci allora. Teniamo presente che su piste di queste dimensioni potevano e possono operare qualsiasi tipo di aeromobile, dal caccia più piccolo al cargo più pesante.
Ghedi tuttavia fin dal dopoguerra ha ospitato il famoso 6° Stormo dell'Aeronautica Militare e la pattuglia acrobatica dei "Diavoli Rossi" e da sempre è considerato uno dei più importanti e strategici aeroporti militari italiani, oltre ad avere un distaccamento militare americano USAFE.



Se quindi Ghedi si è ritagliato una forte identità come "pista dei Tornado",(i famosi cacciabombardieri dell'Aeronautica Militare arrivati nel 1982 sostituendo i vecchi F-104), Montichiari dagli anni '60 ha vissuto un costante decadimento durato all'incirca trent'anni, un decadimento dovuto probabilmente a scelte militari cui mi è impossibile addentrarmi. Peraltro la vicina sede del" 65° Gruppo Intercettori Teleguidati" e la famosa Scuola missilistica, aveva identificato Montichiari come base dei missili "Nike", anche se quest'ultima non interessava affatto il sedime dell'aeroporto propriamente detto, ma la caserma Serini e i terreni adiacenti.

Per dovere di cronaca va però detto che l'aeroporto di Montichiari ha ospitato tra gli anni '50 e '60 parte della 2° Aerobrigata cui venne affidato il compito di formare la pattuglia dei "Lanceri Neri" , che per tutto il 1959 fu la pattuglia acrobatica ufficiale dell'Aeronautica Militare esibendosi in Italia ed all'estero e riscuotendo un notevole successo.

La Lanceri Neri - 1959

 Con il passare del tempo e la riorganizzazione dei gruppi di volo l'aeroporto di Montichiari viene declassato a semplice "Comando Aeroporto" fino alla completa dismissione avvenuta nella prima metà degli anni '70. In questi anni si tentò di aprire al volo civile l'aeroporto ma non si arrivò mai a nulla di concreto. Dopo un periodo di quindici anni circa, in cui si sono alternati rari addestramenti militari su una pista ormai divenuta solamente d'emergenza per quella di Ghedi, nel 1984 l'Aeroclub di Brescia si sposta da Ghedi a Montichiari (per lasciare spazio ai nuovi velivoli Tornado) e qui trova nuovi spazi e maggiori possibilità per le proprie attività di volo. Ma ad un osservatore attento un aeroporto con una pista di 3 chilometri corredata da due altre piste di rullaggio di simile lunghezza sono fin troppo per le necessità di un Aeroclub, seppur molto attivo. Sono invece le dimensioni per un grande aeroporto intercontinentale situato proprio al centro dell'Italia Settentrionale.

E questa situazione di totale abbandono dell'impianto monteclarense è rimasta inalterata fino alla fine degli anni '90 facendo perdere alla nostra città molti treni. Forse troppi treni!

Nel frattempo infatti le città vicine si erano già date da fare:  Bergamo nel 1972 apre il " suo" Orio al Serio ai voli civili ( ai tempi aveva piste assai più limitate di quelle di Montichiari )  e Verona addirittura già dal 1963 si ritaglia un piazzale per accogliere voli civili con la possibilità di utilizzare la vicina pista dell'aeroporto militare di Villafranca. Una situazione, quest'ultima, di convivenza di traffici civili e militari sullo stesso aeroporto che in Italia ha trovato numerosi esempi di applicazione, ma che purtroppo a Brescia è rimasta una soluzione improponibile fino alle soglie del nuovo millennio.


Reazioni: 
Ubicazione: Via Tosio, 25121 Brescia BS, Italia
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