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Decreto "Svuota Carceri" e donne vittime di Violenza

Maffi è la mia capogruppo in consiglio comunale. Una che di commissioni pari opportunità o battaglie per i diritti delle donne ne ha fatte. Una che insieme alle donne di Brescia per Passione ci ha dato dentro per organizzare eventi per sensibilizzare contro la violenza sulle donne, aiutando anche economicamente le associazioni che a Brescia si occupano proprio delle donne che hanno subito violenze fisiche e psicologiche.
Solo qualche anno fa siamo riusciti a far approvare in Consiglio Comunale, il vincolo di destinare il 5x1000 destinato all'amministrazione, alle associazioni che tutelano proprio le donne che prima citavo.




Oggi non posso che pubblicare una sua riflessione in merito al decreto "Svuota Carceri" e soprattutto a ciò che contiene.
Credo farò felice anche un'altra donna del consiglio comunale di Brescia, che solo qualche giorno fa, dalle pagine del giornale "La Padania", aveva sollecitato la cosa: Simona Bordonali

Ecco la riflessione:


Il decreto “ svuota carceri” approvato dal Consiglio dei Ministri  introduce , in maniera poco saggia a mio avviso , un capitolo dedicato alla violenza domestica . Ancora una volta un tema così delicato e così grave viene messo in un pacchetto di provvedimenti dedicati a tutt’altro.
Gli obbiettivi generali del decreto sono condivisibili anche se non esaustivi del problema del sovraffollamento delle carceri e neppure del tema della giustizia
La mia attenzione si sofferma invece sulla parte dedicata alla violenza domestica, ancora una volta si conferma un principio  per il quale il reato di violenza sulle donne è assimilabile a qualsiasi altro fenomeno criminale di allarme sociale quindi come una questione di sicurezza.
Qualcuno , strumentalmente  propaganda questa parte del  decreto come un provvedimento per la liberazione della peggior specie di violentatori e stupratori,  in realtà , quello che è veramente in gioco è la natura stessa delle norme in materia di contrasto alla violenza domestica.
Essa infatti non è infatti assoggettabile ad un mero problema di sicurezza o di criminalità diffusa, lo dice chiaramente la convenzione di Instanbul ratificata dal Parlamento  Italiano in un’aula semi vuota che la violenza sulle donne è una manifestazione di rapporti di forza storicamente diseguali ed è di natura strutturale in quanto basata sul genere   e proprio perché strutturale  richiede  conseguenti provvedimenti complessivi da parte dei governi .
Alla luce della convenzione che abbiamo sottoscritto  tutti dovrebbero aver chiaro che se non si affronta il problema in modo strutturale andando alla radice e conoscendone il fenomeno , se non c’è un’approccio di genere , se manca il contatto con le operatrici e operatori  dei centri antiviolenza e dell’associazionismo femminile , se non si cerca di capire il perché   i provvedimenti  concentrati unicamente sulla scurezza  o la repressione   non sono stati in grado di modificare la lista dei femminicidi , se tutto questo manca significa che non abbiamo voltato pagina e non siamo in grado  occuparci di questo dramma .
Le istituzioni devono dimostrare di aver capito la lezione, di volersi assumere la responsabilità di capire perché fino ad oggi hanno fallito nella protezione delle donne che hanno chiesto aiuto.
Quindi non è tanto contro il decreto svuota carceri che dobbiamo puntare il dito, quanto sulla mancanza ancora una volta in Italia di un disegno coordinato e strutturale contro una violenza che non troverà certo un ostacolo con qualche misura di carattere repressivo o semplicemente securitario. Così non si fermerà nessun femminicidio.


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Ubicazione: Puegnago sul Garda BS, Italia
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